Di aziende che collaborano con agenzie di marketing ce ne sono tante, ma sono tante anche quelle che ci hanno collaborato, ovvero che hanno provato a servirsi dell’esperienza, delle competenze e delle risorse commerciali di un partner del quale però sono rimasti scontenti. Ma in questi casi di chi è la colpa?

Come soggetto interessato in prima persona alla questione e parlando da una posizione partigiana, se dicessi che la colpa è tutta o quantomeno in gran parte del cliente l’immagine che chi legge quest’articolo si farà di me sarà di uno dei tanti ciarlatani che alla prima difficoltà scarica la responsabilità di un suo fallimento sugli altri, ma in alcuni casi dare la colpa al cliente non è sbagliato anche se sarà complicato farlo accettare al lettore più lontano dai meccanismi che regolano il rapporto tra due partner commerciali.

Più in generale gli errori principali commessi dai clienti nel rapporto con l’agenzia di marketing con cui collaborano sono:

  • la fretta nel giudicare il lavoro dell’agenzia nel breve termine illudendosi di doti salvifiche di quest’ultima in caso di iniziali successi per poi deprimersi in occasione di periodi di scarsi risultati;
  • la pretesa di risultati incoraggianti nel momento di lancio della campagna commerciale quando invece è proprio in questa fase che sopraggiungono difficoltà legate alla metabolizzazione delle esigenze del cliente da parte dell’agenzia, all’esperienza acquisibile nell’attività di commercializzazione del prodotto/servizio o del brand del cliente e all’inquadramento del target di mercato al quale puntare;
  • l’assenza di una fiducia non dico cieca, ma quantomeno sincera, nei confronti dell’agenzia; cosa che porta a nascondere informazioni che vengono ritenute strategiche dall’azienda cliente rendendo difficile il lavoro del partner;
  • l’eccesso di subalternità o il rifiuto di parziale subordinazione: con il primo si intende la pratica dei clienti di consegnarsi mani e piedi all’agenzia credendo che questa possa risolvere tutti i loro problemi, col il secondo l’incapacità di ascoltare consigli e seguire le impostazioni di un partner specializzato nel lavoro commerciale credendo di avere nell’agenzia suddetta solo un canale dal quale poter ricevere contatti utili piuttosto che considerarla come un soggetto con la cui collaborazione si possa progredire nella gestione dei rapporti di mercato e dell’immagine dell’azienda.