Tutte le agenzie di marketing in cui mi sono imbattuto trattavano i clienti con una freddezza che spesso mi faceva sorprendere di come queste aziende avessero mai potuto essere convinte nel firmare un più o meno oneroso contratto di collaborazione. Il contatto umano, la capacità di interrelazione non squisitamente commerciale, il momento dello scambio di informazioni ed impressioni sul lavoro svolto e su quello da pianificare rimanevano concetti puramente astratti e nella pratica quello che restava era un semplice colloquio sui risultati raggiunti e le deadline di scadenza dei prossimi da fissare. Non ho mai visto un responsabile commerciale, un impiegato addetto ad interfacciarsi ai clienti, un agente o un qualunque interno di nessuna agenzia cercare in tutti i modi di entrare in empatia con il partner di turno.

Chi legge questo articolo mi chiederà di spiegare che cosa intendo con questo e cosa faccio io o facciamo noi ( noi intesi come agenzia di marketing) per conquistarci la fiducia del cliente ed approfondire una relazione che nella maggior parte dei casi resta un dialogo d’affari. La risposta è contenuta in un’esclamazione che poco tempo fa mi fece un cliente: “Lei mi chiama più spesso di mia moglie ormai!”

Senza offesa per la moglie del cliente, non ci sostituiremo mai alla signora ( anche perché abbiamo altri interessi), però qui si vede tutta la nostra presenza e la nostra cura nell’accompagnare il partner in tutti i passaggi che caratterizzano questo tipo di collaborazione.